Le istituzioni
UEPE, Uffici di esecuzione penale esterna
Seguono le persone che scontano la pena fuori dal carcere. La pena non è solo il carcere, e non è «qualcosa che viene dopo».
Gli Uffici di esecuzione penale esterna sono un’articolazione del Ministero della Giustizia e prendono in carico le persone sottoposte a misure che si svolgono fuori dall’istituto penitenziario.
La figura centrale è l’assistente sociale, che lavora con la polizia penitenziaria, psicologi, criminologi e, più di recente, educatori.
Quando si parla di esecuzione della pena si pensa subito al carcere. Ma l’esecuzione penale esterna non è subordinata al carcere: le norme più recenti, soprattutto internazionali, invitano a considerare la sanzione come misura di comunità, da vivere nella comunità e con la comunità, per raggiungere il fine rieducativo previsto dall’articolo 27 della Costituzione.
Cosa fanno
I compiti sono fissati dall’articolo 72 della legge 354/1975:
- indagini sulla situazione personale e familiare di chi chiede una misura alternativa o la messa alla prova;
- elaborazione e verifica dei programmi di trattamento nelle misure e sanzioni di comunità;
- inchieste per l’applicazione, la modifica, la proroga o la revoca delle misure di sicurezza, su richiesta della magistratura di sorveglianza;
- esecuzione del lavoro di pubblica utilità e delle sanzioni sostitutive;
- consulenza agli istituti penitenziari per il buon esito del trattamento.
Gli UEPE lavorano in modo radicato nel territorio, in collaborazione con enti locali, associazioni di volontariato, cooperative sociali e forze di polizia.
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